Peronospora della vite: la pianta al centro

Pubblicato da Kalos Team il Mar 3, 2022 2:55:00 PM

Se vivi in certe zone soprattutto nel Nord Italia, dove la stagione più piovosa è quella a cavallo tra la primavera e l'inizio dell'estate e nel tuo vigneto coltivi varietà sensibili come il Merlot, ti sarà capitato, specialmente in certe annate, di avere un pensiero fisso: la peronospora.

Se ti ritrovi in questa osservazione, questo articolo fa al caso tuo.

Tempo di lettura 3 min


peronospora light

Abbiamo visto in: "Le 5 cose da sapere dall'allegagione alla fioritura" che tutti i fattori che influiscono sulla fioritura incidono anche sull'allegagione. In "Che cos'è lo stress per le piante" parliamo di stess di tipo abiotico e in "Benessere del vigneto" abbiamo approfondito la risposta delle piante alle malattie ad eziologia biotica.

Tra queste spicca senza dubbio la "regina delle crittogame": Plasmopara viticola, per gli amici Peronospora.

Il mito dei 3-10

Una volta (grazie ai prof. Goidanich e Baldacci) c'erano i 3 dieci, era il 1947 e questo era il primo (seppur rudimentale) modello previsionale della storia della viticoltura italiana, forse anche europea.

I parametri erano semplici, numerabili, temporalmente precisi (le condizioni devono verificarsi simultaneamente) ed individuavano con buona approssimazione il momento del possibile avvio della prima infezione,

  • pioggia di almeno 10 mm nell’arco di 24-48 ore;
  • temperatura di almeno 10 °C;
  • lunghezza dei tralci prossima a 10 cm con stomi recettivi.

Secondo la tua esperienza è una regola ancora valida?

Probabilmente sì ma ormai, complici tanti fattori, ci sembra uno strumento da integrare necessariamente con le conoscenze di altri aspetti fisiologici sia del patogeno che delle piante:

  • l'inoculo svernante (oospore) si trova sui residui colturali a terra, e per giungere alle foglie deve germinare e podurre zoospore. Per la germinazione è richiesta una certa bagnatura del terreno, è stato osservato infatti che la maggior durata della bagnatura del terreno abbrevia il tempo necessario alla germinazione delle oospore. In questo caso la regola dei 3 dieci potrebbe sovratstimare il problema nel caso di inverni molto asciutti e ritorni di freddo prolungati e sottostimarlo nel caso di primavere anticipate e molto piovose fin dalla "rottura" della stagione
  • la quantità dell'inoculo è importante come lo sono la scalarità e il tempo di germinazione (da 24 h a qualche giorno), proporzionali il primo all'infezione dell'annata precedente ed al modo in cui ce ne siamo presi cura, ed i secondi alla combinazione tra temperatura ed umidità
  • le zoospore a loro volta, devono trovare le condizioni adatte per germinare sulle foglie che quindi dovanno essere sufficientemente distese per consentire la formazione del "velo d'acqua". Una delle maggiori difficoltà che presenta l'applicazione del modello consiste nel determinare l’effettiva pericolosità delle piogge infettanti; non sempre infatti al verificarsi delle condizioni ideali per la malattia (piogge, temperature e fase fenologica) si è riscontrato un reale sviluppo delle infezioni, ma è vero anche il contrario.

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Le regole sono importanti

La regola dei 3 dieci serviva per compiere delle decisioni relative all'opportunità ed al momento nel quale intervenire, dava il "la" alla stagione dei trattamenti, che si situava generalmente dopo l’evento piovoso infettante e poco prima della fine del periodo di incubazione previsto, bloccando l’inizio dell’infezione sulla pianta ma non la contaminazione.

I moderni modelli previsionali ed i mezzi tecnici attualmente utilizzabili suggeriscono invece di intervenire prima degli eventi piovosi infettanti, allo scopo di impedire la formazione delle spore e minimizzare la probabilità dell’infezione primaria.

Una lotta senza esclusione di colpi

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad'un intensificarsi del fenomeno "Peronospora", le cause sono sicuramente molteplici: tra queste spicca la perdita di biodiversità, ne parliamo in "I morbi che affliggono la biodiversità e gli antidoti", il calo di efficacia di alcuni pricipi attivi anticrittogamici in passato utilizzati in maniera indiscriminata che hanno favorito la selezione di ceppi di Plasmopara resistenti e particolarmente virulenti, i cambiamenti climatici ed in particolare la concentrazione delle precipitazioni in alcuni periodi dell'anno.

L' orientamento classico al problema è "combattivo", teso cioè ad abbassare il più possibile il potenziale di inoculo delle infezioni primarie con l'obiettivo di scongiurare le secondarie potenzialmente più pericolose per i grappoli.

Un'altro approccio è tuttavia possibile: prevenire le infezioni primarie mettendo in campo le piante come agenti della propria salute e non soggetti passivi sui quali si compie la battaglia tra l'uomo e la malattia

 

Oomisine 2.0/OMISTAR

E' un potente induttore immunitario specifico, che agisce in modo rapido ed efficace combinando:

  • estratti di lieviti: componente attivatrice esterna
  • carbossilammine: potenziatore delle risposte di difesa

Un supporto  INDIRETTO

Le sostanze antifungine vengono prodotte dalla pianta, raggiungono un picco entro 24-48 ore dal trattamento, e attivano, in presenza del fungo, la reazione di morte cellulare programmata (HR)

E' un biostimolante ampiamente miscibile con tutti i prodotti fitosanitari ed è un partner vantaggioso sia nelle linee di difesa convenzionali/integrate che in quelle biologiche, perchè non induce alcuno sviluppo di resistenze fungine mantenendo inalterata la sua efficacia nel tempo.

Con la sua tempistica di attivazione OOMISINE 2.0/OMISTAR si dimostra un partner endogeno efficace soprattutto nel contenimento delle infezioni primarie, dalla fase di grappoli visibili a quella di allegagione.

Nella logica della prevenzione suggeriamo di posizionare l’intervento prima della pioggia infettante o in previsione di un periodo piovoso prolungato. Alle prime manifestazioni della malattia si consigliano invece due interventi ravvicinati per meglio espletare la sua funzione contenitiva. 

Il dosaggio è di 2 kg/ha per atomizzatori a basso volume e di 3 kg/ha per chi utilizza volumi d’acqua superiori ai 5 hl/ha.

 

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Argomenti: Resistenza, lotta integrata, induttori di resistenza, squilibri fisiologici nella vite e nel frutteto, preparare le piante, biodiversità, vite, stress, resilienza, K&A Oomisine, peronospora