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Attenti a quel terreno.2 !

Scritto da Kalos Team | Jul 7, 2026 12:26:22 PM

3 anni fa abbiamo pubblicato "Attenti a Quel terreno!"

Allora era una proposta, oggi è una direttiva

Tempo di lettura 6 minuti

Si tratta della Direttiva (UE) 2025/2360, nota come "Direttiva sul monitoraggio del suolo", e stabilisce un quadro normativo volto a garantire la salute e la resilienza del suolo nell'Unione Europea, con l'obiettivo ultimo di raggiungere suoli sani entro il 2050.

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La situazione attuale

Oggi si stima che tra il 60 e il 70% dei suoli dell’Unione Europea sia in condizioni di deterioramento, e che questo processo sia ancora in corso.

Si tratta di un dato particolarmente rilevante, perché il suolo è una risorsa vitale ma limitata, non rinnovabile e non sostituibile su scala temporale umana: per formare un solo centimetro di strato superficiale possono essere necessari migliaia di anni, mentre la sua perdita può verificarsi in tempi molto rapidi.

Come abbiamo già approfondito nell’articolo“Ecco perché dovremmo considerare il terreno come un organismo”, il deterioramento del suolo non riguarda esclusivamente la sfera agricola, ma coinvolge direttamente la sicurezza alimentare, la salute umana, la qualità dell’acqua, la conservazione della biodiversità e la capacità degli ecosistemi di contribuire alla neutralità climatica. Un suolo in buona salute, infatti, è essenziale per immagazzinare carbonio, attenuare gli effetti di siccità, alluvioni e ondate di calore e sostenere la resilienza dei sistemi produttivi.

Le forme di deterioramento individuate dalla direttiva sono molteplici e riguardano sia la componente fisica sia quella chimica e biologica del suolo.

  • Tra le principali criticità fisiche rientrano l’erosione, la compattazione e l’impermeabilizzazione dovuta alla cementificazione;

  • sul piano chimico e biologico, invece, si segnalano acidificazione, salinizzazione, contaminazione, perdita di biodiversità e riduzione del carbonio organico.

  • A questi fattori si aggiunge il peso dell’eredità storica di molti siti contaminati, spesso riconducibili a decenni di attività industriali o militari, che continuano ancora oggi a rappresentare un rischio per la salute umana e per l’ambiente.

  • Anche il contesto climatico rende il quadro ancora più critico: le preoccupazioni legate alla siccità e alla carenza idrica sono cresciute rapidamente: nel 2020 ben 24 Stati membri le hanno indicate come rischi emergenti, contro gli 11 del 2015.

In questo scenario, la salute del suolo diventa una condizione indispensabile per rafforzare la resilienza dei territori agricoli agli eventi estremi.

Negli ultimi anni, inoltre, le tensioni geopolitiche e i conflitti alle porte dell’Unione Europea hanno mostrato con evidenza quanto la sicurezza alimentare e la stabilità delle catene di approvvigionamento non possano più essere considerate acquisite. La presenza di suoli sani, fertili e funzionali assume quindi un valore strategico non solo agronomico e ambientale, ma anche economico e geopolitico.

I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno: il 4,2% del territorio dell’UE è oggi coperto da cemento o asfalto; tra il 61 e il 73% dei suoli presenta forme di deterioramento misurabili; ogni anno circa un miliardo di tonnellate di suolo viene perso per erosione; e i costi associati a questo processo sono stimati in decine di miliardi di euro all’anno, intorno ai 50 miliardi. Al contrario, il miglioramento della salute del suolo potrebbe aumentare il valore dei terreni e la resa economica dei servizi ecosistemici che essi sono in grado di fornire.

La premessa da cui partire è quindi chiara: il suolo è una risorsa essenziale per la sicurezza alimentare, la resilienza climatica e la sostenibilità del sistema produttivo europeo, ma la sua salute è oggi gravemente compromessa in una parte molto ampia del territorio dell’Unione.

 

La direttiva in pratica

L’obiettivo generale è quello di creare, in tutta l’Unione Europea, un sistema di monitoraggio solido, omogeneo e continuo della salute dei suoli. Questo quadro comune serve a tre scopi fondamentali:

  • migliorare progressivamente la qualità dei suoli e prevenire nuove forme di deterioramento,

  • ridurre la contaminazione a livelli che non risultino nocivi per la salute umana e per l’ambiente,

  • garantire che il suolo continui a fornire servizi ecosistemici essenziali, come la produzione di alimenti, la depurazione dell’acqua e lo stoccaggio del carbonio.

Per raggiungere questi obiettivi, la direttiva dedica un intero capo al tema del monitoraggio e della valutazione. Ogni Stato membro dovrà organizzare il proprio territorio in “distretti del suolo” (per finalità amministrative) e in “unità di suolo” più omogenee dal punto di vista delle caratteristiche pedologiche, che costituiranno l’unità di base per il monitoraggio. La salute del suolo verrà misurata attraverso una serie di descrittori fisici, chimici e biologici – tra cui erosione, contenuto di carbonio organico, salinizzazione, biodiversità e compattazione – con una cadenza di controllo almeno ogni sei anni. I dati relativi all’impermeabilizzazione e alla rimozione del suolo dovranno invece essere aggiornati con frequenza triennale.

Un altro elemento chiave è la definizione di criteri comuni per valutare lo stato di salute del suolo. La direttiva prevede due tipi di valori: da un lato, i valori obiettivo sostenibili, non vincolanti, che descrivono la condizione ideale a lungo termine verso cui tendere; dall’altro, i valori guida operativi, che ciascuno Stato membro dovrà fissare per individuare le situazioni critiche e attivare, dove necessario, misure di sostegno e interventi di ripristino.

Per quanto riguarda la gestione e la resilienza del suolo, la direttiva non scarica nuovi obblighi diretti sui proprietari terrieri e sugli agricoltori, ma chiede agli Stati membri di accompagnare e supportare chi gestisce i terreni. Questo sostegno passa tramite consulenza scientifica indipendente, formazione tecnica e facilitazione dell’accesso ai finanziamenti. Un’attenzione particolare è dedicata anche alla mitigazione del consumo di suolo: vengono indicati principi per evitare, o quantomeno ridurre, la perdita di funzioni del suolo dovuta a nuova impermeabilizzazione, privilegiando ad esempio il riutilizzo di aree già urbanizzate o siti dismessi.

Un capitolo specifico è infine dedicato ai siti contaminati, con un approccio graduale basato sul rischio. Gli Stati membri dovranno, entro il 2035, individuare in modo sistematico i siti potenzialmente contaminati, procedere – laddove la contaminazione venga confermata – a una valutazione del rischio calibrata sull’uso attuale o previsto del suolo e istituire un registro nazionale dei siti potenzialmente contaminati e contaminati, georeferenziato e accessibile online al pubblico.

 

 

Cosa possiamo fare, concretamente?

Se vogliamo risultati diversi dalle premesse, dobbiamo iniziare a lavorare in modo diverso anche sul suolo.

In Kalòs siamo partiti da una domanda semplice: quali sono le cause principali che, anno dopo anno, erodono la capacità del terreno di sostenere colture sane e produttive?

Le abbiamo sintetizzate così:
- uso intensivo e prolungato di concimi di sintesi;  
- progressivo abbandono dell’apporto di sostanza organica;  
- impiego massiccio di agrofarmaci;  
- compattamento del suolo dovuto a lavorazioni e passaggi ripetuti;  
- aumento delle temperature, che accelera o rallenta in modo anomalo la mineralizzazione della sostanza organica.

Da qui è nato il nostro cambio di prospettiva: superare la vecchia logica della concimazione intesa solo come “fornitura di elementi nutritivi” e abbracciare un paradigma centrato sulla conservazione e sulla rigenerazione della naturale capacità produttiva del suolo, nel rispetto delle sue caratteristiche specifiche, del suo “terroir”.

In questo nuovo approccio, i parametri chiave non sono più soltanto le unità fertilizzanti distribuite, ma:
- l’incremento e la qualità della sostanza organica;  
- il livello di attività biologica del suolo;  
- la biodiversità microbica nella rizosfera;  
- la struttura del terreno e la sua stabilità;  
- il contenuto e la forma del carbonio organico;  
- la resilienza del sistema suolo-coltura agli stress climatici;  
- la riduzione del compattamento;  
- la capacità del suolo di trattenere e rilasciare acqua in modo efficiente.

Su questi pilastri abbiamo costruito il nostro percorso “Soil Health Ready”:  
le soluzioni Kalòs pensate per preparare da subito i terreni agli standard europei del suolo di domani, trasformando gli obiettivi normativi in vantaggi agronomici tangibili.

La Soil Monitoring Law, infatti, non impone obblighi diretti agli agricoltori, ma crea un quadro che premierà chi inizia prima a prendersi cura della salute del suolo.

Anticipare questo cambiamento significa:

- aumentare la fertilità funzionale del terreno;  
- rendere le produzioni più stabili e resilienti;  
- migliorare l’efficienza nell’uso degli input;  
- rafforzare la sostenibilità complessiva dell’azienda agricola.

In altre parole: collegare la conformità normativa a benefici agronomici concreti – fertilità, produttività, resilienza e sostenibilità – è oggi una scelta strategica, non solo un adeguamento alle regole.

Scarica gratuitamente la guida “Benessere del Terreno” che contiene tutte le nostre idee e le prove che abbiamo effettuato per convalidarle.